Il perché del linguaggio inclusivo
In italiano in genere si usa il plurale
maschile per esempio per riferirsi ad un gruppo di persone di diversi sessi, ma
credo che normalizza l’invisibilità del femminile e delle soggettività
divergenti, partendo da una critica femminista ho deciso usare in questo libro
il plurale con “u” al posto di “i” (ad esmpio, ragazzu al posto di ragazzi)
perché credo che la decostruzione del maschilismo culturale passi anche dal linguaggio
e l’asterisco non lo leggono le applicazioni di lettura.
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