Perché ho deciso di raccontare?

 

Sono Luciana/ Ana, Ana, donna, precaria, disoccupata, povera,

migrante, nera e…

 psicotica?

Il mio corpo senza pelle, manipolato dal patriarcato

Ferro fuso nel mio centro, fa male

 ferisce

In silenzio cerco di non farmi vedere.

Colpa!

 

 

Nei monologhi della vagina l’autrice dice esplicitamente che nomina la vagina come atto di resistenza al tabù che perpetua la violenza dei micro e macro maschilismi.  Quindi, mi piacerebbe fare la stessa cosa con la follia.

Inizio a scrivere, come ho già detto, partendo dal suggerimento di un viaggio: dove vorrei portare la persona che lo leggerà? Come invitarla a decostruire tabù ed oppressioni che creano marginalità e che autorizzano trattamenti violenti che si applicano alle persone come fossero oggetti? Inoltre credo che per trovare un’uscita da questo sistema capitalista che è il mercato degli psicofarmaci ci sarebbe bisogno di riflettere su tutto, perfino su quanto è nocivo. Chi meglio di una malata etichettata come cronica potrebbe dirlo? A volte arrivo a pensare che addirittura c’è una tendenza a vedere qualsiasi comportamento non normalizzato come patologico e che questo sia al servizio del capitale, dato che nel mercato degli psicofarmaci ci sono in gioco gli interessi delle grandi multinazionali farmaceutiche. E non è solo un mio pensiero, ma è confermato dall’aumento di numero di patologie nel Manuale Diagnostico degli Psichiatri Statunitensi DSM. Gli psicofarmaci sembrano essere molto pericolosi per chi li prende per molto tempo: abbassano molto l’aspettativa di vita, creano dipendenza e producono spesso effetti collaterali, anche gravi, che spesso vengono scoperti direttamente dai pazienti, dato che gli studi statistici sono rari (così dice anche Piero Cipriano nel suo libro Manicomio Chimico). Inoltre a pagina 56 col titolo “I neurolettici (o antipsicotici) avrebbero dovuto debellare la schizofrenia e invece l’hanno cronicizzata” dice che i cosiddetti antipsicotici di fatto sono solo dei neurolettici termine coniato da Jean Delay (uno dei medici che hanno scoperto l’effetto sedativo sui sintomi “floridi” dei psicotici nel 1952 del primo farmaco clorpromazina, che prendo io) dal greco neuro (nervoso) e lepsis (blocco). “Termine secondo me più onesto rispetto a quello coniato dopo, antipsicotico, poiché meglio rappresenta la capacità di tali farmaci di indurre uno stato di inerzia psicomotoria, indifferenza emotiva e distacco affettivo (neurolessia)”. La mia dott.ssa voleva che io tornassi a prendere lo Ziprasidone che per il momento abbiamo sospeso perché sto cercando una gravidanza e ha meno documentazione al rispetto. Cipriano dice che questi antipsicotici atipici si preferiscono questi antipsicotici atipici perché hanno meno effetti collaterali e sono stati proposti come farmaci più efficaci nel trattamento dei sintomi, così come nelle psicosi gravi croniche e resistenti ai neurolettici tradizionali. Ma le sindromi non sono migliorate… quindi sono solo dei neurolettici che creano cronicità? In realtà io non sento questo distacco affettivo, indifferenza emotiva e inerzia psicomotoria, ma la dott.ssa ha detto che li dovrei prendere per sempre, allora io sono cronica… e leggere che ciò che prendo fa questi effetti mi preoccupa… io invece sento che i farmaci fermano i pensieri paranoici… ma non voglio dipendere da loro per sempre.

Penso che ogni persona che ne abbia bisogno dovrebbe essere libera di poter scegliere con l’aiuto di esperti, ma senza essere trattata come oggetto e senza che prendano il suo posto. Noi siamo l’unica categoria di malatu che può essere forzata per legge a prendere un farmaco!

Infine sono laureata in Psicologia e mi definisco specializzata in psicosi perché penso che la mia formazione più importante derivi da quella forte esperienza di vita. Mi piace studiare il tema, quindi mi piacerebbe parlare anche di certe cose che mi smuovono pensieri. 

Ho cercato di scrivere durante la crisi, ho fatto disegni con l’aiuto di una mia amica burattinaia che mi ha sostenuta sempre molto in quei momenti, ma la difficoltà di vivere in quello stato delirante aumentava molto di più quando volevo fissarla su un foglio bianco.

Sono passati anni da allora e sento che mi piacerebbe ascoltare i miei deliri, perché meritano dignità e forse così mi faranno meno paura, ma anche per poter meglio comprendere (prendere dentro) la mia crisi, l’altra mia visione del mondo. Poiché essi si sono ripresentati nel corso di questi anni penso che dovrò conviverci forse per il resto della vita.

I deliri ora mi si presentano come sogni o a volte come pensieri che vivo con distacco.

La mia psichiatra si è detta d’accordo sul fatto di scrivere; mi ha detto che esiste la “terapia auto-narrativa”, cosa che darebbe una legittimità scientifica che suppongo la faccia stare più tranquilla. Lei non è d’accordo sul fatto che l’analisi del sintomo possa aiutarmi, crede che la psicosi sia depersonalizzante, mentre io invece ribadisco che, dato che le manifestazioni sono specifiche in ogni persona psicotica, qualcosa dicono a ciascuno di noi e se analizzo le mie posso ottenere più strumenti per affrontarle. Ma è allucinante (o delirante, se preferite) che dobbiamo essere noi a tranquillizzare chi in teoria deve aiutarci a costruire strumenti personali per vivere al meglio possibile!

Commenti

Post popolari in questo blog

Tantrico

Quando diventai cronica agli occhi della psichiatria

Altri deliri